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lunedì 15 gennaio 2018

Rete Ferroviaria Italiana riapra i locali della stazione alla cultura

"Un luogo di fruizione culturale, un luogo di riferimento della cittadinanza... le stazioni sono anche questo.."
Negli ultimi tre anni, presso i locali abbandonati della stazione Fr3 di Ottavia sono state svolte una marea di iniziative che hanno visto protagonisti l'Associazione culturale "Lucchina e Ottavia", l'Associazione "Movimento Artisti Arte Per" e dall'Associazione "Arte Altra": Ecco alcuni esempi linkati:
  1. Caffè filosofici, 2) Seminari contro il degrado, 3) esposizione artistiche... 
E come non citare gli incontri con gli studenti della scuola media Pablo Neruda, le mostre collettive degli alunni dell'Istituto comprensivo Octavia e dei bambini della scuola dell'Infanzia "Besso".
A seguito della triste cessazione di tutte queste attività dovute alla chiusura dei locali per volontà di Rete Ferroviaria italiana, è stato lanciato da Ferrovie, dopo qualche tempo, un bando pubblico per la valorizzazione dei locali. A tale bando ha partecipato, con una sua offerta, l'associazione culturale Lucchina e Ottavia per continuare a far vivere e colorare questo luogo con iniziative culturali e di socializzazione.
E' passato più di un anno e quei locali non sono stati poi assegnati a nessuna azienda commerciale e a nessuna associazione. Sono di nuovo inutilizzati e bui dando, a nostro avviso, l'idea di una sorta di obitorio ferroviario.
Sarebbe, a nostro avviso, giusto e opportuno accogliere la proposta dell'Associazione culturale Lucchina e Ottavia, un'associazione viva e attiva che ha risvegliato l'interesse dei cittadini all'archeologia, alla filosofia, all'arte, all'educazione civica e alla legalità.
I dirigenti della Regione Lazio e di Rete Ferroviaria Italiana, attori di un contratto di servizio dovrebbero essere sensibili al riutilizzo sociale e culturale di quello spazio ferroviario, non perchè lo chiede un'associazione, ma perché è la stessa Costituzione a prescriverlo.
Sono gli articoli 2, 9, 41,42, 43 e 118 ultimo comma riformato, già interpretati dalla Cassazione che in una sentenza del 2011 (la n.3665),  afferma che laddove “un bene immobile, indipendentemente dalla titolarità, risulti per le sue intrinseche connotazioni (....), destinato alla realizzazione dello Stato sociale (…) detto bene è da ritenersi comune, vale a dire, prescindendo dal titolo di proprietà, strumentalmente collegato agli interessi di tutti i cittadini”.
E ancora: “I principi combinati dello sviluppo della persona, della tutela del paesaggio e della funzione sociale della proprietà trovano specifica attuazione dando origine ad una concezione di bene pubblico inteso in senso non solo di diritto reale spettante allo Stato ma quale strumento finalizzato alla realizzazione di valori costituzionali”. Qualsiasi titolo di proprietà (pubblica o privata) è tutelato dallo stato e ha ragione d’essere solo se assicura una funzione sociale del bene posseduto. E vi sono beni che per loro intrinseca natura e funzione sono necessari per sostanziare i diritti fondamentali e il libero sviluppo della personalità dei cittadini, per di più in un’ottica intergenerazionale.
Un'associazione culturale ha espresso una “manifestazione pubblica di interesse” sulla base di un “progetto pilota” d’uso temporaneo, già sperimentato, e capace di aumentare l’inclusione sociale e di migliorare la qualità della vita urbana. Affidando quei locali all'Associazione, Rete Ferroviaria Italiana dovrebbe considerare raggiunto l’obiettivo della “valorizzazione” del suo bene che “non può essere limitata alla dimensione economica (…) bensì deve intendersi come processo mediante il quale è possibile conferire un maggiore valore sociale al bene, aumentandone il livello di fruizione da parte della collettività”. “In tale quadro, la valorizzazione assume il significato di elaborazione di un programma di trasformazione/qualificazione/conservazione (…) di rigenerazione urbana”.
Tutto ciò realizza un “reddito civico”, una redditività sociale sicuramente superiore a quanto può offrire la messa sul mercato dei beni individuati.
E allora cosa si aspetta?
C'è da augurarsi che questo Natale porti consiglio al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, al Vice Presidente Massimiliano Smeriglio e all'Amministratore delegato Rfi Maurizio Gentile perché, insieme, quali attori del contratto generale di servizio pubblico, decidano di assegnare temporaneamente questi locali all'Associazione culturale "Lucchina e Ottavia"** e riaprirli così alla cittadinanza.

**Dal 2012 ha realizzato 4 calendari di quartiere, 2 seminari di archeologia, un convegno contro le mafie assieme alla Rete delle associazioni, 3 feste di piazza e 5 feste sociali, 10 passeggiate archeologiche tra Ottavia e Vejo, 25 incontri filosofici: E' stata fondamentale nel restauro dei siti archeologici Ipogeo degli Ottavi e Ninfeo della Lucchina. e tanto altro...

giovedì 11 gennaio 2018

Ottavia, ci lascia una mamma dal cuore grande...

Il sorriso, la cordialità e la forza facevano parte della sua natura di donna e di mamma. 
Quando i figli erano piccoli frequentava i giardinetti di via Tarsia e amava molto conversare per condividere il racconto delle fatiche quotidiane di casalinga con un marito che non aveva un lavoro stabile.
La sua vita è stata segnata in passato dalla malattia di un figlio piccolo al quale ha donato, con grande generosità e sacrifico, tutta se stessa attraverso tanti giorni e tante notti passate in ospedale accanto a quel bimbo sottoposto a diversi e delicati interventi chirurgici.
Per fortuna quel suo sacrificio ha dato i suoi frutti e quel bimbo guarito è diventato oggi un bel ragazzo mite  e socievole come la mamma.
Dopo qualche anno, per le strade di Ottavia e al supermercato si è sentita la mancanza di quel sorriso  e di quegli occhi di mamma forte e generosa.
Dopo tanti sacrifici, la salute è venuta meno e una malattia ha diminuito la sua mobilità e autonomia. 
Ha avuto quindi bisogno di quel grande aiuto e supporto che aveva dato ai suoi piccoli e alla sua famiglia.
Usciva accompagnata in automobile e, quando scorgeva dal finestrino qualche conoscente sulla strada, accennava un saluto con la mano e un sincero e profondo  sorriso che sembrava volesse abbracciare il mondo.
Era ancora una donna giovane e stanotte, all'improvviso, è venuta a mancare lasciando due bei figli, un marito e la sua mamma che, pur anziana,  tanto si è adoperata per sostenerla nella malattia e sostituirsi alle sue fatiche casalinghe.
Ottavia ha perso stanotte una splendida persona, seria, onesta dal cuore grande.  
Giunga l'abbraccio del quartiere alla sua famiglia e ai suoi figli che non sono soli e  devono sentirsi figli di questa comunità.

venerdì 22 dicembre 2017

Non prendete impegni per sabato 30 dicembre....

Natale 2016
A Ottavia è in preparazione una bella festa di quartiere dedicata a grandi e piccini. 
Sabato 30 dicembre ci sarà un pomeriggio di divertimento, recitazione, mercatini, tombolata con premi.... brindisi
Stiamo preparando la locandina dell'evento e il programma dettagliato.
L'associazione culturale Lucchina e Ottavia invita quindi a non prendere altri impegni per quel pomeriggio.

Se dovesse venirvi la curiosità immediata di sapere qualcosa in più, potete passare dalla nostra sede in via della stazione di Ottavia 73B e chiedere lumi, magari facendovi anche il bellissimo regalo di una tessera annuale di iscrizione all'associazione (che costa solo 10 euro).

Lo statuto e il modulo di adesione lo trovate qui

Oggi questo blog compie 5 anni e alziamo il calice virtuale per un gioioso brindisi di gratitudine assieme a tutti voi che ci leggete, soci, aspiranti soci, simpatizzanti, semplici lettori abitudinari o occasionali, insegnanti e genitori che avete partecipato alle passeggiate archeologiche, ai caffè filosofici, alla sfilata di carnevale, alla festa della terra....



sabato 9 dicembre 2017

VIENI A TEATRO CON NOI...

Inizia l'avventura fantasiosa e allegra, una prova, un saggio e...poi chissà! 
Lezione di teatro: Esercizio fisico lancio della palla gestuale (la palla era la pronuncia del proprio nome oppure dell'altro).
Lettura di versi con tono d'interpretazione del testo.
Camminata con stop al battito di mano del maestro, inventando un' emozione (gesto, esclamazione o azione) con cui rivolgersi all'altro in modo creativo....
Ogni giovedì sera dalle 19.40 alle 21.30 l'Associazione culturale "Lucchina e Ottavia" sta portando avanti un progetto di laboratorio teatrale gratuito per i propri soci e simpatizzanti.
E' un modo divertente di comunicare con gli altri e di esprimersi.
Ci segue il regista Gianfranco Teodoro di "Gocce d'Arte"
Si può ancora aderire, o anche solo provare, prenotandosi  presso la sede dell'Associazione o telefonando al n. 0630811277
Intanto... un augurio a tutti di buona preparazione delle  prossime festività.. e l'invito, a chi non l'avesse fatto, a iscriversi o a rinnovare l'iscrizione all'Ass.ne "Lucchina e Ottavia" *

* dal 2012 ha realizzato 4 calendari di quartiere, 2 seminari di archeologia, un convegno contro le mafie assieme alla Rete delle associazioni, 3 feste di piazza e 5 feste sociali, 10 passeggiate archeologiche tra Ottavia e Vejo, 25 incontri filosofici: E' stata fondamentale nel restauro dei siti archeologici Ipogeo degli Ottavi e Ninfeo della Lucchina. e tanto altro...

mercoledì 29 novembre 2017

Tutti all'OPEN DAY di Octavia

"LA PENTOLA D'ORO"
E' il titolo della prima foto, gentilmente concessa da un cittadino di Ottavia. Riteniamo questa immagine, un ottimo auspicio per l'istituzione più importante per ogni comunità: la Scuola.
Al pari di una Stella Cometa sulla grotta di Betlemme, l'Arcobaleno illumina e indica la scuola elementare Besso dell'Istituto Comprensivo Octavia.
La striscia di colori s'inchina sull'edificio dorato, benedice i piccoli alunni, le maestre e tutto il personale intento alla cura dei bambini, al funzionamento delle segreterie, alla manutenzione degli ambienti.
Ci è sembrato allora opportuno pubblicare l'invito all'Open Day dell'I.C.Octavia che si terrà sabato 2 dicembre presso tutti i relativi plessi, per conoscere le attività, servizi e orari a cui rivolgersi per iscrivere i propri figli.
Ricordiamo il sito che potrete visitare per ulteriori notizie: http://www.icoctavia.gov.it/ e che la segreteria si trova presso il plesso Besso in via Mazzatinti, 15.
Alla prima scuola di Ottavia, la nostra Associazione ha dedicato una pagina del Calendario del Quartiere 2014, la cui storia è riportata sul nostro blog: http://comitatolucchinaeottavia.blogspot.it/2013/10/la-prima-scuola-di-ottavia-e-la-maestra.html

venerdì 24 novembre 2017

Quel compromesso inaccettabile


Lou von Salomé, Paul Rée e Nietzsche.

di Silvia Ripà
Cosa differenzia la posizione femminile da quella maschile, nel ricatto sessuale? 
E cosa differenzia la posizione giuridica femminile, contrattualmente, da quella maschile sul posto di lavoro?
Precisiamo due questioni logiche semplici e imprescindibili:
1)      se una donna subisce una minaccia o un ricatto e per tale minaccia o ricatto fa sesso con una persona si tratta di violenza e in nessun caso si può parlare di consenso; sulle eventuali conseguenze, in termini di benefici, nessuno è autorizzato a dire o fare congetture;
2) se questo avviene sul posto di lavoro, la possibilità che ci sia un ricatto sessuale è ancora più alta.

Non è chiaro il perché?

L’ambito lavorativo non è un ambito privatistico e non sussiste una condizione di parità fra le parti; e non è presente un equilibrio fra le parti perché non c’è la medesima forza contrattuale fra chi offre e chi domanda lavoro. Chi domanda forza lavoro detiene obiettivamente e incontestabilmente più potere, contrattuale ed economico, di chi offre il proprio lavoro. Il contrario è stato finora solo teorizzato oppure si è realizzato in sporadici, e ben noti, episodi storici, circoscritti per tempo e spazio.
Questa nozione sostanziale ed empirica, evidentemente sfugge ai sommi interpreti da click-baiting.
Se poi a tale assunto si andassero a sommare i recenti dati sul gender gap italiano e la discriminazione femminile sul luogo di lavoro, non suonerebbe così assurdo rispondere causticamente che no, le donne non avrebbero potuto affermare con tanto candore il loro fermo e aulico diniego, non avrebbero potuto rifiutarsi così sprezzantemente dall’alto della loro “sicurezza”; e, qualora invece lo avessero fatto, non sarebbero poi tornate con fierezza alla loro vita di prima, tra il plauso della folla. E tutto questo per un ordine di motivi abbastanza evidenti: il sistema stesso è infarcito ovunque di sessismo, il ricatto sessuale vige come imperativo categorico in una percentuale elevatissima di prestazioni lavorative e questo accade non solo nel mondo dello spettacolo: chi scrive potrebbe dirla lunga su contesti ben lontani dai riflettori del palcoscenico. La soggettività debole non è estirpabile con un elementare “mi rifiuto”, perché intrinseca nel dinamismo di potere insito nel tessuto sociale che lo interpreta. Cosa ne è stato delle donne che si sono rifiutate di scendere a questi tanto misteriosi compromessi? Perché non sono visibili su ogni media per essere apprezzate tanto quanto sono disprezzate quelle che hanno ceduto?
La realtà insegna che, quando una donna si rifiuta di far coincidere la prestazione lavorativa con quella sessuale, si ritrova spesso “fuori”. E “fuori”, ad accoglierla, ritroverà una società maschilista e patriarcale impreparata a gestire il sessismo e la discriminazione nei posti di lavoro. E lo “scandalo” delle molestie sessuali negli ambienti dello spettacolo, che di scandaloso non ha niente se non le risposte sui social, è la punta dell’iceberg di una società maschilista e sessista che si perpetra da secoli e non un’emergenza di cui non immaginavamo l’esistenza.
“Si sarebbe potuta rifiutare”.

Una delle critiche più ferventi, vessillo di potenti analisti e giuristi prêt-à-porter, che spopola sul web, è che le lavoratrici si potrebbero effettivamente rifiutare; ma
il rifiuto, l’alternativa, il diniego, il “no”, non sono competenza di chi batte sulla tastiera di un computer. Qualunque ambito lavorativo deve essere scevro da ricatti, estorsioni, e soprattutto scevro da riferimenti sessuali. È la sessualizzazione del soggetto femminile sul posto di lavoro che deve indignare molto più delle scelte compiute dalle vittime (più o meno consapevoli) di questo sistema.

“Perché io non avrei accettato”

Molti sono i commenti che non colgono, o non accettano, la differenza fra uomo e donna sul posto di lavoro. E questo è spesso deprimente perché non è frutto di un assunto e consolidato antisessismo, ma del più occulto paternalismo patriarcale. Loro non avrebbero accettato, perché loro non si trovano - doppiamente - deboli giuridicamente e discriminati socialmente. L’uomo, vittima di un numero estremamente inferiore di discriminazioni nell’arco della sua vita, sul posto di lavoro, ne vanta un indice irrisorio. Se questo può dirsi un successo delle politiche giuslavoriste, l’insuccesso dell’altro sesso diventa un peso e un rischio lavorativo di cui si fanno carico solo le lavoratrici. Un peso e un rischio che spazia dall’insuccesso e dall’emarginazione lavorativa alla discriminazione e costante disparità nelle retribuzioni. Sul posto di lavoro spesso si riversano le mire aspirative, i sogni e i talenti di soggetti già fortemente eterodiretti, giudicati e subordinati alle volontà di altri nell’arco della loro esistenza. È dunque davvero così facile, allora, immedesimarsi e dire: “io non avrei accettato”?

Ma lei ne ha ricavato qualcosa”.

Probabile, il ricatto per definizione prevede qualcosa in cambio; eppure rimane sempre un ricatto. Anche qualora il ricatto avesse comportato un vantaggio di sorta, non è chi “è stato al gioco” (espressione cara ai vari commentatori via web) il vero beneficiario, ma chi ne ha dominato il rapporto di potere, solidificando e perpetuando la sua posizione.

“Una questione di valori”?

Questa frase mi fa sempre sorridere. No, non c’è una questione di serietà e valori. C’è una questione di sessualizzazione acritica e di conseguente discriminazione. Spesso i commentatori (maschili e femminili) pontificano la demenziale facilità con cui queste lavoratrici  avrebbero potuto rigenerare la loro carriera lavorativa trasmutandola in qualcos’altro a fronte della bieca richiesta sessuale, così da celebrare la purezza dei loro valori.
Ma la purezza dei valori di chi propone sesso per una carriera dov’è?
Non andrebbe forse impedito a questi datori di lavoro - guarda caso spesso uomini potenti - di innescare sistemi di merito al ribasso, se non solo a sfondo sessuale, piuttosto che colpevolizzare ancora una volta le donne che non rientrano in un altro, ennesimo, schema: quello della serietà.
La serietà richiesta in un posto di lavoro è una professionalità legata alla diligenza e al talento personale,  non è un’aderenza valoriale alla privata fides del proprio datore di lavoro. Come mai viene richiesto questo, ed è richiesto alla lavoratrice?

Una questione di merito?

L’inversione del focus dovrebbe, invece, esser quello di empatizzare verso chi è inviluppata nel sistema, per ottenere un sistema preparato e specializzato che giudichi e valuti la lavoratrice in base ai requisiti richiesti per questa o quell’altra mansione e non la donna in base alle prestazioni sessuali negate (qualora, ripeto, se ne avesse mai notizia) o prestate.

Non è la prestazione concessa, il problema, ma la prestazione pretesa e poi accettata.

Si è innervata una pericolosa troiofobia che oscura il vero problema: la frequente assenza di “meritocrazia” nelle selezioni per determinate mansioni non avviene per merito di chi accetta il ricatto sessuale, ma per demerito di chi lo propone.

Non è spostando l’onere del rifiuto e il rischio della denuncia su chi subisce, anello debole di un sistema ricattatorio, che si ingenera una rivoluzione del mondo del lavoro ad alto ricatto sessuale, ma cogliendo il rapporto di potere e dominazione che si instaura fra chi domanda forza lavoro, e chi ne offre, denunciandone gli effetti e i profitti.
Cos’è, al netto, il ricavo economico e sociale di una carriera costruita su molestie, minacce e violenze sessuali, rispetto agli ingenti profitti e posizioni di potere di coloro che ne hanno usufruito? I dati parlano chiaro: in Italia abbiamo più segretarie di uomini in carriera che manager con dei segretari.
Il consenso, anche se dato consapevolmente, in cambio di una posizione di lavoro declassa infinitamente il valore stesso del lavoro offerto e rappresenta nel contempo un arricchimento sperequativo di chi ha richiesto la prestazione, in termini di ricatto e in termini di dominio e di creazione di un legame di subordinazione con la lavoratrice. Chi è che ci ha guadagnato davvero? Per ogni singola donna che ottiene un beneficio pagando quel prezzo, guadagna l’intero sistema patriarcale.

E dunque è davvero questo, la singola donna, che ci indigna a tal punto da indagare a fondo nella vita privata di una persona per scoprire se ha effettivamente elargito un rapporto sessuale e sviscerare quanto il consenso estorto sia stato ripagato in termini di benefici e carriere?
A me francamente indigna rendermi conto che, in una società che si professa paritaria, il mio primo valore sia quello sessuale e che la mia dignità debba risiedere nelle mutande e non in quello che ho costruito. Il fatto che poi una percentuale, minoritaria (i dati statistici parlano per tutti), abbia riscosso qualche vantaggio concreto dallo sfruttamento sessuale non desterà la mia attenzione finché ci sarà una parte datoriale che, confermando il suo dominio indefesso, ne avrà tratto qualcosa a costo zero.

lunedì 16 ottobre 2017

ABBATTETE LA RECINZIONE DEL PARCO DI VIA TARSIA !

Di fronte all'immagine di una panchina nuova, rotta da qualche teppistello nel parco di via Tarsia, alcune reazioni sui gruppi facebook del quartiere di Ottavia sono state di questo tenore:  
"chiuderlo che è uno schifo la sera", "va chiuso con lucchetti !!!", "Fa la ronda a turni e se lo becchi gli tagli le mani" "Telecamere ......e il gabbio ...", "Legnate sui denti dei vandali..." "In siberia ....", "2 anni di galera e ogni giorno fai pulire i giardinetti in ginocchio" "FRUSTATE, ...E poi far pagare i danni ai genitori, così pjano n'antre po de legnate"  "Bisognerebbe metterci una bella scossa elettrica" ecc ecc....
Per fortuna non sono mancati anche contributi positivi e argomentati che propongono qualcosa di diverso e progettuale.
Spesso i muri, i lucchetti e l'ottica di respingere i "cattivi" (che non sono sempre i "figli degli altri" purtroppo) non risolvono eventuali problematiche sociali e ambientali del quartiere, semmai potrebbero solo occultarle o aggravarle. 
Né si può immaginare di trasformare ovunque le aree verdi pubbliche in isole "felici", "protette" con chiave da privati, singoli o associazioni, che magari si foraggiano con le feste di compleanno o con elargizioni volontarie.
La nostra Associazione culturale vuole portare all'attenzione degli amministratori municipali e dei cittadini la seguente proposta innovativa già seguita in altri comuni del Lazio (vedi foto  sopra Parco dei Mille di Aprilia): 
Abbattere la recinzione e le aiuole lato strada e il cancello per aumentare la fruibilità del parco di via Tarsia, prezioso piccolo polmone del quartiere, e farne uno spazio sempre aperto, interamente visibile, accessibile e ben illuminato la sera. 
Occorre, a nostro avviso, partire da questa preliminare modifica strutturale che ripristina la situazione originaria dell'area verde dei primi anni 2000 quando c'era soltanto una piccola elegante staccionata di legno. 
Raggiunta questa pre-condizione di "piazza aperta", di area ludico-ricreativa per tutte le età, gli sforzi dovranno poi concentrarsi su un efficace e condiviso progetto di arredo finanziato dal donatore privato individuato dal Comune e attraverso un successivo progetto di attività socio-culturali permanenti inserito e finanziato nel Piano Sociale di Zona, co-partecipato con scuole, municipio, associazioni e singoli cittadini attivi per rendere il parco vivo, vivibile, vitale, tutelato, non da muri e lucchetti, ma dalla riappropriazione stessa e fruizione piena socio culturale e ricreativa da parte dei cittadini.
Di fronte a questa proposta chiara e trasparente siamo fiduciosi che ci sarà una valutazione attenta e intelligente da parte del Municipio XIV e del Comune di Roma, enti pubblici responsabili delle aree verdi del territorio. 
La nostra associazione è pronta a dare il suo contributo di idee e di partecipazione attiva. 

Associazione culturale Lucchina e Ottavia
via Stazione di Ottavia 73B Roma
email: pianopartecipato@libero.it