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sabato 28 luglio 2012

A rischio le aree verdi di Ottavia e Palmarola. "Italia Nostra" scrive al Municipio 19


Ottavia: scavi per nuovo distributore Total 



Le aree verdi di Ottavia, Lucchina e Palmarola, così come il Verde di tanti altri quartieri periferici di Roma sono a rischio cementificazione.
L'Associazione "Italia Nostra", assieme ad altri comitati cittadini, sta per inviare a tutti i Municipi romani  il seguente appello perchè ogni Municipio si opponga alla proposta di delibera dell'assessore capitolino Corsini:


Al Presidente del Municipio
Alla Giunta
Ai Capigruppo del Consiglio
Ai Consiglieri
Oggetto: L’Agro e il verde di Roma devono vivere
Respingiamo l’ennesimo attacco fermando il Bando della Giunta e la conseguente variante urbanistica sull’”housing sociale”
La Giunta di Roma con il pretesto di risolvere l’emergenza abitativa ha individuato 160 aree offerte dalla proprietà fondiaria da utilizzare per l’”housing sociale” e per altre finalità di interesse pubblico, per un totale di 2381,5 ettari ricadenti su Agro romano e anche su aree a verde pubblico spesso vincolate su cui realizzare circa 23 milioni di metri cubi.
In proposito esprimiamo la nostra assoluta contrarietà a tale iniziativa in primo luogo perché porta ad una dispersione caotica dei nuovi insediamenti residenziali che non rispondono ad alcun progetto di città, ma sono determinati casualmente in base alle offerte della proprietà fondiaria.
Riteniamo che prima di pensare a nuove urbanizzazioni dell’Agro romano e nelle
aree a verde pubblico e vincolate della Capitale, sarebbe piuttosto necessario utilizzare le aree e i fabbricati dismessi o sottoutilizzati da censire immediatamente per trovare soluzioni alternative e più articolate all’emergenza abitativa.
Roma Capitale passerebbe altrimenti da una politica urbanistica del “pianificar facendo” ad una politica urbanistica “casuale”, non essendo evidentemente capace di una elaborazione e progettazione della città che risponda alle reali esigenze dei suoi abitanti.
In secondo luogo non è accettabile questo ennesimo attacco all’Agro romano, o meglio a quel che resta dell’agro stesso, nonché alle aree verdi scampate finora alla cementificazione in virtù di vincoli di diversa natura, che costituiscono un elemento
fondamentale di identità e di bellezza panoramica e paesaggistica che incantò i grandi viaggiatori del settecento e ottocento, a partire da Goethe.
La stessa Variante al Piano regolatore cosiddetta delle Certezze del 1997, approvata definitivamente nel 2007, stabiliva che l’Agro romano doveva essere un’invariante rispetto ad ogni evoluzione del Piano Regolatore successiva.
Le stesse caratteristiche richieste alle aree sono ambigue e ingannevoli: ad esempio la distanza massima da strutture di mobilità pubblica viene stabilita in ben 2 chilometri e mezzo rispetto non solo alle stazioni esistenti, ma anche a quelle previste, senza peraltro subordinare la realizzazione dell’insediamento alla preventiva realizzazione della stazione relativa ed inoltre senza considerare l’ attuale situazione della mobilità in perenne crisi.
La stessa verifica di compatibilità delle aree con il Piano Territoriale Paesistico Regionale adottato dalla Giunta Regionale è aleatoria in quanto le norme di salvaguardia stabilite dal PTPR, se non approvato dal Consiglio Regionale, si intendono far decadere nei primi mesi del prossimo anno.
Dal punto di vista della qualità della vita, è da rilevare che nella maggior parte dei casi i nuovi nuclei residenziali non saranno altro che dei dormitori, privi di qualsiasi attività di pregio e di servizi pubblici di qualità.
E’ da rilevare infine che si parla sempre più insistentemente di una bolla speculativa a Roma, data la difficoltà di vendere il costruito (gli stessi costruttori parlano di quattro anni in media). Sorge perciò legittimo il sospetto di una manovra che aumenti a dismisura il valore dei terreni agricoli trasformandoli in edificabili, con la possibilità quindi di ottenere altri prestiti dal sistema bancario garantito dal nuovo valore dei terreni.
Non vorremmo che poi che a ripianare l’eventuale dissesto delle banche (v. la Spagna) fossero chiamati i soliti cittadini che pagano le tasse
In ogni caso riteniamo necessaria una moratoria di almeno 1 anno per le trasformazioni urbanistiche di rilevante entità come questa, per ripensare e approfondire un tema così importante per il futuro della città e per una ormai non più rinviabile verifica della sostenibilità dei nuovi pesanti impatti urbanistici con le previsioni del Piano regolatore vigente.
Invitiamo i rappresentanti istituzionali in indirizzo, ove condividano, come speriamo, le nostre considerazioni, a far pronunciare in merito il Consiglio Municipale contro una manovra caduta dall’alto e che non tiene in nessun conto le effettive esigenze dei cittadini e le loro opinioni in un tema così delicato e determinante per la vita quotidiana come è l’assetto urbanistico della nostra città.


Comitato Interassociativo
“Salviamo l’Agro Romano”
Associazioni e Comitati aderenti:
Italia Nostra Roma e Lazio
Associazione Colle della Strega
Coordinamento Residenti Città Storica
Osservatorio Casilino
Cittadinanzattiva Lazio Onlus
ENPA ROMA
Comunità Territoriale X Municipio
Comitato Cittadino XX Municipio
Associazione Cecchignola vivibile
Comitato Civico 2013
LABUR
Comitato No Corridoio RM-LT c/o Italia Nostra – Roma Via dei Gracchi 187 00192 Roma

Comitato Interassociativo
“Salviamo l’Agro Romano”
c/o Italia Nostra – Roma
Via dei Gracchi 187 00192 Roma


Info : 333.3613682 - 347.1924404 - 338.1137155
Roma 24, Luglio 2012

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