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sabato 16 febbraio 2013

Ottavia: La Trionfale di una volta e quella di oggi

L'articolo che vi proponiamo oggi riguarda il nostro territorio, la sua storia e le sue problematiche. Esso non è stato pubblicato, come meriterebbe, su grandi quotidiani locali o su riviste importanti. Ma siamo certi che, dopo averlo letto, molti si chiederanno perchè un racconto così interessante venga relegato tra le lettere di un giornalino di periferia....

Un rimpianto per la Trionfale di una volta
Articolo di Renza Ricci (dalla rubrica lettere della rivista Monte Mario, n. 267)

Quando piove la via Trionfale, nel tratto compreso tra "Magnante" fino quasi a Monte Arsiccio, diventa il letto di un torrente. Sulla carreggiata anche venti centimetri d'acqua. I pedoni che si trovano a camminare lungo gli argini rischiano di affogare tra gli schizzi, i motociclisti più abili fanno acquascooter, gli automobilisti pregano che la portata del fiume non arrivi fino al tubo di scappamento,.Fino a qualche anno fa questo fenomeno si manifestava solo a seguito di precipitazioni eccezionalmente intense. Oggi basta un temporale per tornare a casa con "l'acqua alta" . E non siamo a Venezia, ma a Roma, poco oltre l'Ospedale San Filippo Neri, all'interno del raccordo anulare. La Via Trionfale (anticamente chiamata Via Trumphalis) era la consolare romana... attraverso la quale, i generali vincitori, entravano a Roma con tutti gli onori dopo le loro battaglie". (Così si legge su Wikipedia). Ma la storia della via Trionfale non si esaurisce coi trionfi romani. Ultimo tratto della via francigena, sul suo tracciato- secoli più tardi- pellegrini provenienti da tutta Europa raggiungevano la Città Santa: "Per arrivare a Roma da nord tutte le vie convergevano sulla via Cassia perchè allora si poteva passare il Tevere solo attraverso il Ponte Milvio. Però spesso i pellegrini, superata La Storta, preferivano imboccare la via Trionfale per evitare le zone attorno a Ponte Milvio, spesso sommerse dalle tracimazioni del Tevere. Dopo aver percorso tutta la Trionfale, dall'alto di Monte Mario... (Dal sito dei Beni Culturali) . Alla fine dell'Ottocento la via Trionfale, nel tratto che stiamo descrivendo, veniva affiancata dalla ferrovia per Viterbo (l'attuale FR3). Gli ingegneri dell'epoca si preoccuparono di lasciare sotto il terrapieno che sosteneva i binari, opportuni canali di scolo, alcuni dei quali sono ancora parzialmente visibili. Fino al dopoguerra, questo tratto della via Trionfale, allora ombreggiato dalle querce da sughero, era ancora privo di illuminazione e di servizi pubblici. Ma, a sentire i racconti dei vecchi di Ottavia, non si allagava mai come succede oggi: la carreggiata aveva una leggera pendenza a "schiena d'asino" e lungo i lati della strada c'erano i fossi, sempre tenuti puliti. Sul lato dell'Insugherata, dove adesso il piazzale della SMA ogni tanto significativamente sprofonda in strane crepe, un grosso canalone portava le acque verso la valle. La cementificazione è storia di oggi: si raddoppiano i binari, costruendo opere robuste, sul lato Massara senza pensare allo scolo delle acque, sull'altro lato tutti i proprietari asfaltano e chiudono i fossi e il Comune costruisce un bel marciapiede senza caditoie nè chiusini o grate di alcun tipo. Eccola la Trionfale di oggi. Chissà cosa direbbero i Romani, che hanno insegnato ai popoli di tutta Europa a costruire fogne, acquedotti e strade, se vedessero la loro povera via Triumphalis, trafficata, puzzolente, disseminata di cartelloni pubblicitari, senza alberi e soprattutto incapace di sostenere innocui "sgrulloni" d'autunno. 

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