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domenica 9 giugno 2013

Impresa più Società, chi salverà l'Economia?

"Se si vuole sostenere e promuovere l'economia nazionale, bisogna ripartire dai sistemi territoriali"  "..L'impresa collaborativa è vincente sul mercato", Antonio Tencati, un economista che insegna presso l'Università di Brescia, ha scritto sul Corriere della Sera un articolo molto interessante. Vogliamo riproporlo a tutti i lettori del blog per una sana riflessione sul tema. 
Sono graditi eventuali commenti.

IMPRESA PIU' SOCIETA': SOLO LA COLLABORAZIONE SALVERA' L'ECONOMIA


Ha senso continuare a devocare meno Stato e più mercato, come se quest'ultimo fosse la panacea per ogni male? Ha senso di continuare a parlare di competititvità e di meritocrazia intesa come furente selezione a danno dei più deboli, se tutto ciò ha portato alla crisi attuale? C'è una visione quasi "mitica" del mercato che si è tradotta, a livello finanziario, in un'insostenibile logica di brevissimo termine, orientata a ritorni immediati per gli speculatori. Ma tempi nuovi richiedono risposte nuove. Pensare che la complessità delle dinamiche sociali possa essere ridotta a modelli matematici basati su postulati irrealistici (l'idea del perfetto funzionamento dei mercati o l'idea che l'uomo sia semplicemente un animale egoistico) è sbagliato e inadeguato. Nel saggio Limits to Competition, pubblicato dal Gruppo di Lisbona nel 1994, si evidenzia come il termine compterizione derivi dal latino cum petere, cioè cercare insieme.
Il mercato non è il luogo dell'homo homini lupus ma un istituto creato per favorire il confronto tra attori, che collaborano per contribuire al bene comune, Come sottolineava l'economista Samantra Ghoshal, assumere che l'uomo tenda a comportamenti egoistici  promuove, in effetti, azioni di questo tipo.
Gli scandali aziendali verificatisi a partire dal 2001 lo testimoniano. In realtà, quando correttamente orientati, il management e le imprese sono straordinarie forze di cambiamento e progresso.
Ma il fine delle aziende non è creare valore per pochi. Esse nascono per produrre beni e servizi che contribuiscano al benessere. I risultati economici sono, per certi versi, un corollario: se come imprenditore o manager, lavoro bene, otterrò anche un adeguato ritorno. Dobbiamo in sintesi, cominciare a ragionare di impresa collaborativa. Si tratta di un modello che ha nelle relazioni con i differenti portatori di interesse il fattore strategico cruciale.
Essa non punta a sfruttare i componenti di questa rete (lavoratori, clienti, fornitori, comunità, soggetti pubblici, ecosistemi) per massimizzare i profitti, ma collabora con loro per garantire processi di creazione del valore ampi, condivisi, sostenibili. 
Grazie a questo orientamento l'impresa collaborativa è vincente sul mercato, ma non attraverso meccanismi competitivi al ribasso, a danno della società, della natura e delle future generazioni. Le sue superiori performance, al contrario, sono supportate da prassi innovative. Non si tratta di un approccio esclusivamente teorico: le più avanzate esperienze imprenditoriali italiane, da Adriano Olivetti ai distretti, dalle imprese familiari alle diverse realtà cooperative o pubbliche, ne confermano la validità. Ma pure nel contesto anglosassone è forte il richiamo a nuovi paradigmi manageriali. L'approccio collaborativo ha significative implicazioni anche sul piano politico. Se si vuole sostenere e promuovere l'economia nazionale, bisogna ripartire dai sistemi territoriali. 
L'economia è e sarà sempre più economia dei network locali nodi  di grandi reti globali. Solo lavorando sui territori, per attivare mirate forme di collaborazione tra imprese, attori pubblici e società si può pensare di affrontare il confronto internazionale e recuperare la via dello sviluppo.  
 Antonio Tencati
 (Inserto del Corriere della Sera 2 giugno 2013) 

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