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martedì 29 ottobre 2013

E se il nome del quartiere Ottavia derivasse da quello di una contessa polacca??

La contessa Ottavia Rzyszczewsky, di origini polacche, è stata la seconda moglie del Conte Ettore Manzolini. proprietario della tenuta della Castelluccia dal 1930, dopo che la stessa era stata del tenore Francesco Marconi.
Il Conte Manzolini era anche proprietario della Tenuta di Campoleone e della funivia del Terminillo. 
Il numero degli addetti della Tenuta della Castelluccia è poi cresciuto notevolmente, fungendo da collettore delle molte famiglie, e delle relative storie e tradizioni, che hanno reso la Tenuta depositaria delle culture e delle esperienze di vita di molti abitanti dei quartieri situati a nord ovest della città. 
Successivamente, parte della Tenuta venne ulteriormente frazionata così da permettere a molti degli operai agricoli dell'Azienda di realizzare le proprie case. Nasce così il quartiere di Palmarola dopo che era nato quell'agglomerato di abitazioni che era stato l'embrione del futuro quartiere Ottavia. L'attuale campo di calcio di Ottavia è nato sul terreno che era stato di proprietà di un fattore del conte Manzolini.
Dagli anni Settanta la Tenuta La Castelluccia appartiene alla famiglia Di Muzio.
Ma chi era la contessa Ottavia Rzyszczewsky ? 
Di lei parla Franco Antonelli, un trattorista della Castelluccia, nella testimonianza che segue tratta dal libro del giornalista Enzo Abbati ("Ponte Milvio dogana di Roma"):

"C'era la guerra... la "contessa" ci salvò la vita".
"Sono nato a Campoleone nel 1929. Mio padre era abruzzese mia madre veneta. Si conobbero durante la prima guerra mondiale, perchè mio padre faceva il militare a Bassano del Grappa. Papa mio, alla fine della I guerra venne a Campoleone, perchè in quei tempi era in costruzione la direttissima Roma-Napoli e c'era lavoro nelle cave di pietra di cui la zona era ricca. Mio padre, data la sua competenza, era diventato il meccanico delle cave. Poi nel 1936 passò all'Ufficio postale. Siamo 6 fratelli, 4 femmine e 2 maschi. Nel 1939 il commendatori Manzolini (che non era ancora conte) comprò la tenuta di Campoleone. Con la mia famiglia il conte intrecciò rapporti cordiali. 
Mia sorella, la seconda, è stata la prima dama di compagnia della contessa quando il conte la portò a Campoleone. Pensate, la contessa andava a lavare in fontana insieme con mia sorella. 
Mio padre morì durante un mitragliamento aereo. Stava prendendo la posta al treno. Il treno arrivò in ritardo: come entrò in stazione ci fu un'incursione e fecero 250 morti, tra cui lui.
Dopo lo sbarco degli alleati ad Anzio, il 23 gennaio 1944, la guerra arrivò anche laggiù. Ci rifugiammo dentro una grotta e la contessa Manzolini ci veniva a trovare. La contessa era una persona straordinaria: ci salvò la vita. Infatti eravamo un centinaio e le provviste dopo una settimana cominciavano a scarseggiare. Fuori non si poteva uscire perchè c'erano i mitragliamenti aerei e i cannoneggiamenti dal mare. Una sera all'imbrunire vedemmo avvicinarsi una camionetta tedesca: pensammo al peggio.
Tutte le donne più anziane si fecero avanti per proteggere gli altri. Invece ci avevano portato un calderone di quella "sbobba" militare che mangiavano loro, grazie all'interessamento della contessa, la quale parlava 5 lingue, tra cui il tedesco. 
Quando ebbe l'ultimo permesso per venire da noi domandò chi voleva andar via e ci condusse alla Castelluccia. Fece con noi 18 km di strada, da Campoleone al Divino Amore a piedi e quando incontrava i tedeschi mostrava un lasciapassare e spiegava che noi eravamo gente che lavorava con lei. 
Il 24 febbraio 1944 dunque venimmo alla Castelluccia. A 16 anni già stavo sul trattore! 
Ero io che portavo i cavalli della Contessa a Piazza Di Siena ai concorsi ippici. Nel 1957 partecipai perfino ad una gara ufficiale di trattoir, organizzata dal Ministero dell'Agricoltura presso la scuola Agraria delle Capannelle. Il trattore si usava tutti i giorni ed in particolare per la trebbiatura. Intorno alla trebbiatura si facevano 2 o 3 ripari con delle frasche per proteggersi dal sole e a mezzogiorno le donne portavano la minestra che veniva preparata al Centro, dove c'era il dormitorio per i lavoratori stagionali e una grande cucina, con grandi camini. Era il conte che forniva il necessario, era una sorta di "mensa aziendale". Noi abbiamo lavorato tutti con i Manzolini.
Abitavamo a Villa Fiorita, che era la "serra", il vivaio della Castelluccia."

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