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venerdì 15 novembre 2013

Via Francigena: di qui passavano re, imperatori e pellegrini diretti a Roma

(di Ennio De Risio)


Per Via Francigena si intende la grande via di collegamento che solcava l’Europa nel Medioevo e che fu percorsa da migliaia di pellegrini in viaggio per raggiungere le tombe e il luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo.
In realtà  si trattava di un fascio di cammini intercambiabili, costituito da tratti di antiche strade romane rimaste in uso e da nuovi tracciati che venivano percorsi a seconda della situazione politica e meteorologica, per evitare di volta in volta guerre locali o pestilenze.
La Via Francigena è stata riconosciuta nel 1994 come Itinerario Culturale Europeo dal Consiglio d’Europa ed essa ricalca il percorso di viaggio di Sigeric, arcivescovo di Caterbury, che venne a Roma nel 990 per ricevere l’investitura di arcivescovo dal pontefice Giovanni XV e sulla via del ritorno in patria redasse un diario del viaggio, durato tre mesi circa, con le 80 tappe di sosta.
Nel medioevo i pericoli erano notevoli, dall’attraversamento dei valichi di montagna a possibili incontri con malfattori, tanto che molti facevano testamento prima di partire. Il pellegrino era munito solo di mantello, cappello a larghe falde, bisaccia, borraccia e un alto bastone, e chiedeva alloggio presso monasteri, santuari, ospizi e osterie.
La VF ha rappresentato al tempo stesso una strada di conquista, di mercato e di conoscenza, attraverso la quale sono passate quindi non solo eserciti, commercianti, e viandanti, ma anche idee, costumi, arte e intensi scambi culturali con i paesi europei.
Nel tratto fra Toscana e Lazio gli spostamenti seguivano la via consolare Cassia dalla quale,  oltrepassata la stazione di posta de La Storta, ieri come oggi si distacca la via Trionfale, strada che ha origini anteriori alle vie consolari romane, essendo di epoca etrusca.
Il tracciato della via Triunphalis, rispetto alla prosecuzione della Cassia, che conduce a Ponte Molle (cioè ponte Milvio), aveva il vantaggio di presentarsi come un percorso di crinale, più facilmente percorribile nelle stagioni piovose e che non comportava l’attraversamento del Tevere, soggetto a piene ed esondazioni.
La strada proseguiva per un tratto parallela al tracciato dell’Acquedotto Traiano-Paolo, per puntare poi decisamente verso le mura vaticane e Porta Angelica.
Il nostro territorio ha quindi il privilegio di essere attraversato dalla tappa terminale della Via Francigena, quella dell’ingresso in città, ed ha il valore aggiunto di offrire, dalle alture di Monte Mario, la visione della cupola di San Pietro, agognata meta dei pellegrini, che qui si inginocchiavano e intonavano l’antichissimo canto “O Roma Nobilis”. Per questo Monte Mario era anche detto Mons Gaudii (monte della gioia).
Questa prerogativa anche paesaggistica ha ispirato molti artisti che nel corso dei secoli hanno immortalato la visione orizzontale della città e talvolta anche gli stessi pellegrini in preghiera.
Per valorizzare queste peculiarità, ancora non sufficientemente apprezzate, l’Associazione Amici di Monte Mario da diversi anni organizza una passeggiata guidata da piazza Monte Gaudio fino alla chiesa romanica di S. Lazzaro dei Lebbrosi, con sosta nei luoghi storicamente rilevanti, in particolare ai Casali Mellini, situati al bivio per salire al belvedere “Zodiaco”.
All’interno dei Casali Mellini sono presenti resti della sagrestia della chiesetta della Santa Croce o Cappella del SS. Crocifisso, fatta costruire nel 1350 dal vescovo di Orvieto Ponzio Perotti  nel luogo in cui, secondo una pia tradizione, a Costantino sarebbe apparso il miracoloso segno, alla vigilia della battaglia combattuta nei pressi di ponte Milvio l’anno 312.
La ricchezza di testimonianze tuttora presenti lungo la Via Francigena ne fanno un percorso molto suggestivo, che merita di essere apprezzato con il passo lento e attento del viandante, sia da chi vive in questi luoghi che da chi viene da lontano.    
Sempre più spesso capita di veder camminare, ai lati della via Trionfale, “pellegrini del XXI secolo” che, da soli o a piccoli gruppi, procedono verso il centro della città.

Per prepararsi ad accoglierne il prevedibile flusso crescente è necessario attrezzarsi con una programmazione di interventi adeguati sotto vari punti di vista: strutturali, dei servizi di accoglienza e ospitalità e turistico-culturali.

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