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venerdì 11 aprile 2014

Il cammino sulla via Francigena e il passaggio a Ottavia

In data 17/8/1999, fu inagurato un pellegrinaggio sulla via Francigena che prevedeva un percorso a forma di <Y> con una partenza dal confine francese (abbazia di Novalesa, vicino al valico del Moncenisio) e un’altra, da Aquileia (dall’altra parte dell’Italia, nelle regioni orientali), e una prosecuzione lungo la dorsale appenninica, fino all’arrivo a Roma.
Due mesi dopo e, precisamente, il 15 ottobre 1999, una sessantina di persone si ritrovarono a La Storta per l'ultima tappa del cammino, fino a San Pietro passando per il quartiere di Ottavia. La tappa precedente era stata fatta a Settevene.
Per riflettere e comprendere lo spirito che anima le migliaia di persone che percorrono tragitti lunghissimi, di seguito riportiamo parzialmente la testimonianza di Enea Fiorentini (presa dal suo sito), protagonista di quel pellegrinaggio nell'anno precedente al Giubileo. 
In questo racconto si descrive anche il passaggio della comitiva di camminatori per le strade del nostro quartiere. Un passaggio che nel prossimo mese di maggio si ripeterà con nuovi pellegrini e viandanti appiedati:

"..Una lunga fila indiana s’inoltra e si snoda su via della Storta, allontanandosi dalla trafficata via Cassia e penetrando, poco a poco, nella campagna romana.   Costeggiando la nuova linea ferroviaria: Roma-La Storta-Viterbo, in breve entriamo nella tenuta della Castelluccia, bellissimo spazio verde a nord di Roma, ancora intensamente coltivato e ricco di casali ristrutturati e di belle ville.   Per chi non è di Roma, questa tappa può apparire priva di interesse paesaggistico, senza rilievi particolari e abbastanza monotona, ma chi conosce le strade e il traffico della capitale può apprezzare quanto sia stato accurato il rilievo del percorso, studiato per cercare l’itinerario più logico verso il centro, senza camminare per troppi chilometri su pericoloso asfalto. 
Si attraversa una prima parte della tenuta, contornando l’antico castello (costruzione padronale principale) e successivamente si superano suggestivi boschetti e radure mentre ci avviciniamo alla borgata La Giustiniana, punto di innesto della via Trionfale sulla via Cassia e la nostra direzione che puntava finora ad Est, ora piega verso Sud.   Si raggiunge e si segue un sentiero campestre che fiancheggia la ferrovia e, al di là di questa, la via Trionfale, con ampie vedute di campagna romana e dei casali della tenuta che, poco a poco, lasciamo alle spalle. 
E’ divertente vedere la faccia stupìta dei marciatori mentre si avvicinano alla città camminando su questo sentiero, nelle vicinanze dell’antica via percorsa dai Pellegrini (cioè proprio della via Trionfale, divenuta ormai pericolosissima, in questa zona, se percorsa a piedi), senza udire rumori nè vedere il caos del traffico cittadino. 
Ci si avvicina così ad uno dei pochi sottopassi del GRA (Grande Raccordo Anulare) di Roma, una muraglia di cemento che impedisce il varco, quasi ovunque, a chi lo voglia superare a piedi.   Una ripida discesa ci porta nei pressi del sottopassaggio, ricco di pozzanghere fangose, e siamo, in breve, dentro la cintura più esterna della città, in mezzo a orti abusivi, situati in una valletta ai piedi delle abitazioni della borgata di Ottavia.   Un altro sentiero campestre ci riporta sull’asfalto delle strade di questa borgata e attendiamo la ricomposizione del gruppo, dissetandoci ad una fontanella di fresca acqua.   Si seguono piccole strade secondarie della borgata, si transita vicino alla vecchia stazione ferroviaria di Ottavia e facciamo sosta sotto un portico, nei pressi di un bar e di uno spaccio di alimentari, dove molti approfittano per fare rifornimenti ...solidi e liquidi...   Dopo un pò, attraversiamo con prudenza alcune strade con traffico intenso e, deviando all’interno di stradine secondarie, ci ritroviamo, in breve, in aperta campagna avendo di fronte a noi l’alta cisterna ACEA dell’acquedotto.   Raggiungiamo e contorniamo il recinto della stazione di pompaggio di Ottavia dell’ACEA (l’Azienda Comunale per l’Energia e l’Acqua di Roma), che qui miscela le acque del fiume Peschiera con quelle del lago di Bracciano e le smista verso la capitale. 
Seguendo ancora sentieri campestri, alcuni fiancheggiati da ulivi, ci avviciniamo al grande ospedale S.Filippo Neri e ne percorriamo tutto il perimetro, costeggiando l’ampio parcheggio.   Raggiunta di nuovo una strada asfaltata, ci dirigiamo prima verso la via Trionfiale e poi, lungo la via E. Di Mattei, raggiungiamo il grande complesso ospedaliero di S.Maria della Pietà (ex manicomio e oggi contenente uffici e padiglioni USL). Radunato il folto gruppo di marciatori, con tanto di zaini e bastoni, entriamo tranquillamente dal portone principale nel terreno dell’ospedale e notiamo, divertiti, la faccia sbigottita del guardiano che fà gesti eloquenti, al di là dei vetri della guardiola... ma che non osa uscire dalla sua stanza...   Chissà cosa avrà pensato vedendo una siffatta comitiva entrare in un "ex-manicomio"?   Non ci sforziamo a fornire una risposta logica, e ci dirigiamo verso una zona dedicata al gioco dei bambini dove, sotto l’ombra di grandi pini, sono disponibili lunghi tavoli con panche: proprio il posto ideale per consumare il nostro pranzo al sacco...  L’orario (ormai mezzogiorno in punto) è quello giusto... 
«...ma come hai fatto a trovare un posto così bello per la sosta pranzo proprio qui dentro?...»   è stata la domanda che mi hanno rivolto in molti; 
«...Beh!  ...dopo otto sopralluoghi in questa zona, si conoscono anche i sassi del selciato, figurati se non ho notato questo angolo tranquillo e... forse sarà anche che sono un pò matto anch’io!...»   è stata la mia risposta. 
Così, comodamente seduti attorno ai tavoli o placidamente sdraiati sull’erba del prato, consumiamo il nostro pranzo al sacco e ci riposiamo sotto un bel sole tiepido.   Alle ore 13,15 circa, riprendiamo il cammino e, dopo aver salutato la stessa guardia con la faccia ancora attonita mentre passiamo nuovamente davanti alla sua guardiola, usciamo dal complesso ospedaliero e percorriamo un km. circa sulla via Trionfale.   E’ il tratto di cammino più complicato (e pericoloso), ma è un percorso obbligato che ci porta nella direzione di Monte Mario.   Superato questo tratto stradale, ed evitato il rischio di perdere persone attratte da bar o negozi vari, percorriamo ancora stradine asfaltate ma abbastanza tranquille che contornano la zona militare del Forte Trionfale, fino a raggiungere via Pieve di Cadore, piazza Passo del Pordoi e quindi via Fani.  All’angolo di questa con via Stresa, ci fermiamo per un attimo di meditazione vicino alla targa che ricorda la strage degli uomini della scorta dell’on. Aldo Moro, avvenuta qui nel marzo 1978, al momento del suo rapimento. 
Poi risaliamo la corta via Stresa che si immette su via della Camilluccia. 
Girando a destra, percorriamo questa via in salita per circa 300 metri, superiamo Piazza Rossi e in breve raggiungiamo il largo piazzale antistante l’Istituto Religioso Don Orione, alle ore 14,30 circa.  Qui mettiamo gli zaini a terra e ci concediamo un altro momento di relax, poichè siamo in attesa dell’arrivo di un altro folto gruppo di pellegrini provenienti dalle sezioni di Vicenza e Verona, che hanno chiesto di poter partecipare all’ultima ora di camminata all’interno del Parco Urbano di Monte Mario.   Essi sanno che è la parte più affascinante di questa tappa e non si vogliono perdere il gran finale.   Il loro arrivo in pullman è previsto qui, davanti all’Istituto Don Orione, per le ore 15.   Nell’attesa, alcuni marciatori approfittano del passaggio del pulmino di servizio, per recuperare le proprie auto lasciate a La Storta, altri si dedicano alla sistemazione del bagaglio e degli indumenti personali e altri ancora si concedono una bibita presso il bar dell’Istituto".

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