Per contatti: pianopartecipato@libero.it - fax 0623316920 posta: via Stazione di Ottavia 73B Roma. Leggi qui: Lo Statuto


sabato 22 novembre 2014

Antenne selvagge, cosa si muove in Campidoglio?

Il 5 luglio 2004 i gestori di telefonia mobile H3G S.p.A., TIM S.p.A., VODAFONE OMNITEL,  WIND S.p.A. sottoscrivevano un protocollo d’intesa con il Comune di Roma in cui si impegnavano a rispettare una serie di regole condivise prima di procedere all’installazione di stazioni radio base nei centri abitati.

Tra questi impegni ne citiamo alcuni che, a nostro avviso, in questi anni sono stati abbastanza ignorati: 

  •    “a presentare all’Amministrazione comunale, in formato elettronico, l’elenco degli impianti già autorizzati e installati “
  •    ”ad etichettare gli impianti esistenti e quelli futuri con gli estremi della Autorizzazione comunale e gli estremi del parere dell’ARPA Lazio”
  •    “a comunicare all’Amministrazione comunale ed all’ARPA Lazio la data di attivazione dell’impianto”
  •      "a mettere a disposizione n…. centraline di monitoraggio in continuo dei campi elettromagnetici emessi dalle stazioni radio base, in aggiunta a quanto previsto da parte dell’ARPA Lazio in relazione alla particolarità di Roma"
Da allora non sono mancate mobilitazioni dei cittadini e ricorsi dai quali sono scaturite diverse sentenze del TAR del Lazio, alcune palesemente contraddittorie.
Infatti, all'inizio dell'anno, nell’ordinanza relativa all’antenna di via Gentile, zona  Cinecittà, Il TAR ha bocciato l’installazione di un’antenna riconoscendo il valore del Protocollo d’intesa tra Comune e Gestori come fonte normativa secondaria rispetto a quella statale che deve essere parte integrante del procedimento amministrativo.
Mentre nella pronuncia di questa estate relativa all’antenna di via Maestrini, zona Mostacciano, il TAR ha respinto il ricorso dei cittadini sancendo  l’incompetenza dei Comuni nel definire limiti ad impianti di radiotelefonia per ragioni inerenti la salute collettiva.
Intanto sono emerse le prime evidenze scientifiche sull’effetto dei campi elettromagnetici ad alta frequenza, soprattutto nei confronti dei bambini.
La IARC, agenzia internazionale di ricerca sul cancro dell'organizzazione mondiale della Sanità (OMS), nel maggio 2011, ha classificato i campi elettromagnetici di radiofrequenza come “possibili cancerogeni” Classe 2B.
Non dobbiamo dimenticare che in certe zone di Roma nord il tasso di mortalità e morbilità per malattie del sangue è stata connessa da una perizia forense ai forti campi elettromagnetici presenti nel territorio.Dopo dieci anni di contraddizioni, di confusione e di dichiarata impotenza degli amministratori locali rispetto a leggi nazionali ed europee senza una regolamentazione decentrata delle antenne, in Campidoglio è stata presentata una proposta di deliberazione, a firma Athos De Luca e Gemma Azuni (proposta n.114/2014, prot. 12784), che disciplina, a livello comunale, le installazioni di impianti radio base per la telefonia mobile.
La proposta è approdata in tutti i municipi per essere eventualmente emendata e votata.
Alcuni minisindaci hanno deciso di informare i cittadini con assemblee pubbliche, altri presidenti di municipio hanno invece agito in sordina, senza coinvolgere l’opinione pubblica e i comitati storici.
Secondo il parere di alcuni comitati e dei municipi che hanno già espresso parere favorevole, la nuova regolamentazione sembrerebbe migliorare l’informazione preliminare dei cittadini e le procedure di trasparenza che permettono sia le osservazioni, sia la possibilità di vagliare siti alternativi in caso di criticità delle scelte di localizzazione degli impianti. Sulla carta aumenterebbero controlli, rispetto delle distanze e razionalizzazione delle autorizzazioni. 
Ma la proposta di deliberazione comunale dovrebbe essere un documento frutto di alta competenza giuridica, tecnica, sanitaria e ambientale.
Per evitare un regolamento giuridicamente debole e impugnabile, è senza dubbio necessario tener conto della gerarchia delle fonti, ma non è possibile prescindere dalla competenza delle autonomie locali sull’abusivismo edilizio di certi impianti sui tetti. 
Spesso accade che i gestori presentino un progetto per poi trasformarlo in un impianto con caratteristiche diverse da quello autorizzato.
Inoltre, è prerogativa dei comuni tutelare l’ambiente ponendo fine allo stravolgimento di ogni forma di decoro visiva e paesaggistica. 
Sarebbe legittima una verifica accurata e continua delle potenze di emissione, una sorta di "scatola nera" a spese dei gestori.
Riteniamo quindi che non vada assolutamente trascurata la possibilità, fino all’ultimo, di poter migliorare la delibera di regolamentazione delle antenne tenendo conto di tutti i fattori sopradetti. 
Per tali motivi, per una migliore tutela dell’ambiente e della salute della popolazione sarebbe opportuno che l’avvocatura del comune, gli esperti capitolini e tutto il consiglio comunale, valutassero attentamente gli emendamenti alla proposta di deliberazione del Consiglio di Roma Capitale n. 114/2014 che sono stati avanzati dall’associazione “Coordinamento dei Comitati di Roma Nord” , un’associazione che si è distinta per il suo attivismo civico e la sua competenza sul tema.

In data 13 novembre 2014 Il Coordinamento ha inviato al Sindaco di Roma Capitale, alla Giunta, al Consiglio Comunale e alle Commissioni consiliari competenti le seguenti richieste di modifica:
1.   La modifica della norma riguardante la proposizione di localizzazioni per sistemi di microcelle introducendo la verifica tecnica a priori di quale potrebbe essere la migliore combinazione di tipologie di celle e la migliore tipologia di apparati (antenne). Ciò al fine di ridurre l’esposizione della popolazione ai cem.
2.     L’introduzione di una norma che vieti l’installazione di antenne di stazioni radio base ANCHE intorno ai luoghi sensibili (asili nido, scuole, ospedali, case di cura e di riposo, oratori, orfanotrofi, parchi gioco) e non soltanto sopra questi, come previsto nell’attuale proposta. Il divieto di installazione ad una distanza minima di 100 metri da quei luoghi è infatti già presente nel protocollo d’intesa stipulato nel 2004 fra il Comune di Roma e i gestori telefonici e non si vede alcuna ragione per cui questa norma non debba essere sancita in un valido regolamento.
3.     La cancellazione della norma che stabilisce una deroga al divieto di installazione sopra i siti sensibili se questi, per le attività in essi svolta, richiedono una puntuale copertura radioelettrica. Ciò in quanto il diritto costituzionale alla salute non può essere subordinato alla necessità di garantire comunque il servizio telefonico.
4.     La cancellazione della norma che fornisce ai gestori la possibilità di installare impianti provvisori, anche fino ad un anno, in attesa del compimento delle procedure di pianificazione dei siti programmati. E ciò in quanto con essa si potrebbe configurare una sorta di autorizzazione a priori a favore del gestore telefonico.     
5.     L’introduzione di una norma che obblighi il gestore a giustificare tecnicamente il piano di sviluppo annuale della propria rete. Ciò per contenere la proliferazione di impianti anche quando ciò non sia giustificato  dalla necessità di incrementare la capacità di traffico.
6.  La cancellazione della norma che dispone di mascherare e mimetizzare le sorgenti per motivi paesaggistici, estetici e di decoro urbano, sottoponendo la popolazione ad un’esposizione inconsapevole. Ciò in quanto deve essere assicurata ai Cittadini la possibilità di sottrarsi all’esposizione ai campi elettromagnetici e di proteggersi da essi anche grazie alla visibilità delle sorgenti: il diritto costituzionale alla salute non può essere subordinato alla protezione del paesaggio, dell’estetica e del decoro urbano.
7.     L’introduzione di una norma che obblighi i gestori della telefonia mobile ad installare e a mantenere, a proprie spese, centraline di monitoraggio continuo delle potenze di trasmissione e dei livelli di cem irradiati, gestite dalle istituzioni nell’ambito dell’attività di vigilanza e di controllo. Ciò poiché il criterio di monitoraggio basato soltanto su campagne di misure intorno alle sorgenti appare eludibile, non efficace, non certo e non continuo e richiederebbe risorse molto ingenti e non compatibili, né tecnicamente, né economicamente, con nessuna struttura tecnica di controllo oggi disponibile o prevedibile in futuro a causa dell’elevatissimo numero di antenne presente nel territorio comunale (dell'ordine delle migliaia), tenendo conto che ogni stazione radio base è costituita da più celle, che ognuna di queste agisce indipendentemente dalle altre perché dedicata ad una diversa zona di copertura e che, in base a quanto stabilito dall’art. 14 della Legge 221/12, sono necessarie 24 ore per ogni misura puntuale.
8.     La cancellazione della norma relativa alla non diffusione da parte di Roma Capitale dei dati caratteristici dell'impianto. Ciò in quanto tale norma sarebbe in palese contrasto con l’art. 9 della Legge 241/90 e in contraddizione con le intenzioni dichiarate nel processo partecipativo definito nella proposta di regolamento. Con il permanere di tale norma verrebbe precluso a qualunque soggetto portatore di interessi pubblici o privati, nonché ai soggetti portatori di interessi diffusi (comitati e associazioni), qualsiasi possibilità di verifica che l’impianto di telefonia mobile funzionerà o stia funzionando secondo quanto dichiarato nel progetto.

AAssociazione culturale Lucchina e Ottavia


Asso

Nessun commento:

Posta un commento

Rispondi indicando il tuo nome